Gestione corretta della zanzara tigre per la salute di tutti.
La zanzara tigre (Aedes albopictus) è oggi uno degli insetti invasivi più problematici al mondo. Originaria delle regioni tropicali del sud-est asiatico, si è diffusa rapidamente grazie alla globalizzazione e ai cambiamenti climatici che hanno reso più calde e ospitali molte aree temperate. Le sue uova, estremamente resistenti, possono viaggiare nascoste nelle merci o negli abitacoli delle auto, permettendo alla specie di colonizzare nuovi luoghi. In pochi decenni, la zanzara tigre ha raggiunto gran parte dell’Europa, compreso il Canton Ticino.
Oltre al fastidio — punge infatti soprattutto durante il giorno — rappresenta un rischio sanitario perché può trasmettere virus come dengue e chikungunya, se presenti nel territorio. In diversi Paesi europei si registrano ormai regolarmente piccoli focolai autoctoni di queste malattie. In Ticino, fortunatamente, non se ne sono verificati. Questo risultato non è casuale: dal 2000 è attivo un sistema di sorveglianza e controllo unico in Svizzera, basato sull’approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale.
Il sistema è coordinato dal Gruppo cantonale di lavoro per la lotta alle zanzare (https://www4.ti.ch/dss/dsp/glz/home), che coinvolge servizi sanitari, veterinari, ambientali, comunali e turistici, insieme a scienziati ed esperti. Grazie a questa collaborazione, la presenza della zanzara tigre è monitorata con continuità e le sue popolazioni sono contenute in modo efficace, anche grazie al fondamentale coinvolgimento dei cittadini (www.supsi.ch/go/zanzare).
La specie è difficile da controllare perché riesce a superare l’inverno deponendo uova capaci di resistere al freddo e alla siccità per mesi — a volte per anni — fino a quando non entrano in contatto con l’acqua. Le larve si sviluppano in piccole raccolte d’acqua stagnante, spesso all’interno di oggetti comuni: sottovasi, annaffiatoi, secchi, tombini, grondaie, giochi da giardino. L’ambiente urbano, ricco di micro-rifugi e privo di predatori naturali, è quindi ideale.
Ogni estate, i Comuni trattano la tombinatura pubblica con prodotti specifici a base di Bacillus thuringiensis israelensis (Bti), un batterio che elimina selettivamente le larve di zanzara, ma che innocuo per persone, animali e ambiente. Ai cittadini spetta invece il compito di intervenire nelle proprietà private, dove si sviluppa circa l’80% dei focolai. L’azione migliore è semplice: da maggio a settembre eliminare ogni settimana l’acqua stagnante o usare Bti nei ristagni non rimovibili. Poiché la zanzara tigre vola pochissimo, quando punge significa che il focolaio è nelle immediate vicinanze. Eliminarlo risolve il problema alla radice.
Questo approccio coordinato ha dato risultati notevoli. Uno studio del 2019 ha mostrato che le misure di controllo integrate, grazie alla collaborazione tra Cantone e popolazione, permettevano di contenere del 75% le densità di zanzara tigre. Negli anni successivi, il trend positivo non solo si è confermato, ma le densità hanno continuato a diminuire anno dopo anno, indicando che il sistema di controllo funziona in modo stabile ed efficace. Si tratta di un risultato raro in Europa, dove, nella maggior parte delle regioni, le popolazioni di zanzara tigre sono invece in aumento.
Negli ultimi tempi, stanno però aumentando pratiche rischiose adottate in alcune proprietà private, in particolare mediante l’installazione di sistemi automatici di nebulizzazione di repellenti o, peggio, di biocidi insetticidi. Questi impianti sono spesso pubblicizzati come soluzioni naturali e sicure, ma non esistono prove scientifiche che siano efficaci contro la zanzara tigre e, al contrario, possono comportare diversi rischi. I prodotti utilizzati sono biocidi che non devono essere nebulizzati in presenza di persone, animali o alimenti. La nebulizzazione comporta inoltre una deriva del prodotto verso le proprietà vicine, con potenziali effetti su insetti utili come gli impollinatori. In Svizzera, l’impiego di insetticidi in questi impianti è vietato, perché non selettivi, potenzialmente dannosi e in grado di favorire fenomeni di resistenza che renderebbero più difficili gli interventi di emergenza. Un aspetto molto importante riguarda la sicurezza dell’acqua potabile: secondo le associazioni responsabili della gestione dell’acqua (SVGW e AAT), l’installazione di questi impianti è consentita solo se dotati di un dispositivo anti-riflusso omologato, che è obbligatorio (bellinzona@svgw.ch). Senza questo dispositivo, le sostanze presenti negli impianti potrebbero rientrare nella rete idrica e contaminarla. Inoltre, i sistemi di nebulizzazione rappresentano un potenziale vettore di diffusione della legionella, il batterio responsabile della legionellosi, un’infezione respiratoria spesso grave.
Per tutte queste ragioni, è importante affidarsi a misure sicure e collaudate, evitando soluzioni fai-da-te o sistemi miracolosi privi di basi scientifiche. La collaborazione tra cittadini e istituzioni resta lo strumento più efficace per contenere la zanzara tigre e proteggere la salute di tutti.