Tarassaco: il Sole dei Prati tra Natura, Leggenda e Cucina
Il tarassaco officinale è una pianta davvero comune: in primavera vediamo i suoi fiori un po’ ovunque, nei prati e negli incolti, nelle aiuole e lungo le strade. In molti non facciamo caso a un fiore tanto tenace e capace di adattarsi ai luoghi meno ambiti, senza ricordarci delle sue straordinarie qualità. Le sue fioriture spettacolari coprono di un mantello giallo tanto i prati grassi e sfalciati quanto i cigli dei fossi.
Comunemente detto Soffione, Girasole dei prati o Dente di Leone per la conformazione particolare delle sue foglie dentate e rivolte verso il basso, vanta moltissimi nomi a seconda delle località, non ultimo tra i quali quello di Cicoria selvaggia, che fa riferimento al sapore amarognolo di foglie e radici.
Questo fiore ha una storia antica, sorretta da diverse leggende che fanno spesso riferimento alla sua similitudine con il Sole. Sono molte e di larga fama le proprietà medicinali di questa pianta, che già anticamente veniva utilizzata a scopi terapeutici, in particolare per curare disturbi epatici e digestivi. Si tratta di un’erbacea perenne che presenta una robusta radice composta da un fittone verticale che, a livello del terreno, presenta tutte le cicatrici circolari dovute alle intersezioni delle foglie degli anni precedenti.
I fusti sono semplici, cavi, rossicci e senza foglie e rilasciano al taglio un leggero lattice. La particolarità che li contraddistingue (e che impedisce soprattutto di confondere questa pianta con altre simili e non commestibili) è la presenza di un solo e solitario capolino, un’unica bellissima infiorescenza in cima a ogni gambo.
Le foglie giovani sono sdraiate al suolo e si alzano solo in un tempo successivo, quando la pianta va in maturazione e prelude alla formazione del soffione. I fiori hanno petali di un meraviglioso colore giallo e la loro fioritura dura circa 20 giorni. I capolini si aprono al mattino e si richiudono al tramonto, rimanendo serrati prudentemente in caso di pioggia.
Sono fonte di nutrimento per le api, che ne traggono un polline abbondante: una delle prime e più precoci fioriture delle giornate primaverili.
La fioritura si protrae a più riprese per alcune settimane, terminando con la formazione spettacolare dei cosiddetti “soffioni”, che altro non sono che la trasformazione delle infiorescenze in frutti: piccoli semi a forma di barchetta che il vento, complice i soffici ombrellini bianchi ai quali sono appesi, porta via in cerca di un luogo propizio dove impiantarsi.
Questo volo simbolico dei semi del tarassaco ha associato la pianta al mondo dei desideri, alla spensieratezza ma anche al coraggio e alla forza. Il volo magico dei semi porta in alto la speranza che i desideri si realizzino; la consistenza leggera dei soffioni li ha collocati, nelle leggende irlandesi, a dimora delle fate; il mito greco vede Tereo cibarsi di tarassaco prima di affrontare il Minotauro.
Le proprietà terapeutiche del tarassaco derivano dall’utilizzo del suo rizoma, che viene fatto seccare e conservato in vasi di vetro. Si usa come decotto o come tintura per depurare l’organismo e stimolare le funzioni del fegato e dei reni.
Tralasciando le proprietà benefiche della pianta, vogliamo ricordarne i diversi usi in cucina: i capolini ancora chiusi possono essere messi sottaceto come i capperi; le giovani foglie, scottate o aggiunte a gustose insalate; tritate finemente possono essere usate per gnocchi verdi, ripieni per ravioli o gustose torte salate.
Una pianta perenne dalle mille risorse, che si presenta puntuale tutte le primavere e che ci offre, insieme allo spettacolo delle sue fioriture, la possibilità di sperimentarne l’uso sia in cucina sia in erboristeria.